Lunedì, 05 Luglio 2021 09:09

Mindful eating: imparare a nutrire il corpo

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’alimentazione eccessiva e/o scorretta è uno dei quattro fattori di rischio delle più importanti patologie cronico-degenerative (malattie cardiovascolari e respiratorie, tumori, diabete, obesità), rappresentanti la principale causa di mortalità del mondo occidentale. 

Seppur a conoscenza degli ingredienti di uno stile alimentare salutare, ogni anno si spendono milioni di euro nell’acquisto di prodotti per perdere peso. L’ “industria delle diete” ci suggerisce l’idea che perderlo sia facile, eppure uno dei tipici effetti visibili a lungo termine consiste in una ripresa se non in un franco aumento del peso. Come mai seguire uno stile alimentare salutare risulta così difficile?

Mangiare non è semplicemente un atto necessario. Il nostro rapporto con il cibo è sì determinato da fattori biologici (la fame), ma è anche conseguenza di stimoli ambientali, sociali, familiari e psicologici. Il cibo veicola relazioni, significati, emozioni che non possono essere ricondotte solo ad uno schema alimentare. Mangiamo per fame e mangiamo alle feste. Offriamo del cibo ai nostri ospiti ed è con il cibo che festeggiamo un evento importante. Digiuniamo per onorare un precetto religioso. Emozioni come tristezza e rabbia trovano spesso consolazione nel cibo e non hanno nulla a che fare con il nostro bisogno di alimentarci e con l’essere affamati. Ci sono poi cibi che ci aiutano a gestire delle situazioni difficili. Cibi che ci consolano. Cibi che ci ricordano bei momenti del nostro passato e cibi che ci aiutano ad affrontare un presente difficile. 

Sebbene l’uso saltuario del cibo come veicolo di emozioni non sia di per sè sbagliato, lo diventa quando si trasforma nell’unica strategia disponibile ogni volta che sono stanco, arrabbiato, deluso, annoiato. E’ in quest’ultimo caso che diviene allora necessario comprendere le ragioni di questo comportamento e porvi rimedio.

L’emotional eating (il mangiare emotivo) è un comportamento alimentare nel quale il cibo è utilizzato allo scopo di sentirsi meglio; mangiare diventa un modo per riempire dei “vuoti” emotivi, piuttosto che per riempire lo stomaco, e spesso avviene in modo automatico e senza la nostra consapevolezza. 

Il cibo come strumento di gestione delle emozioni è risultato chiaro anche durante questi lunghi mesi di pandemia. La quarantena, lo stare soli, la rinuncia ad attività sociali e ricreative sembrerebbe aver prodotto un malessere che per molti è stato gestito con il cibo. “Mi annoio. Che faccio? Mangio”. “Sono in ansia. Che faccio? Mangio”.“Sono arrabbiato. Che faccio? Mangio.” Uno studio condotto da un team di ricerca dell’Università di Padova (Checcetto et al. 2021), effettuato per comprendere l’impatto dell’isolamento sulle abitudini alimentari della popolazione italiana, ha dimostrato un aumento di disturbi da fame emotiva e alimentazione incontrollata (episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto si stia mangiando) sia nella fase di lockdown completo che nella fase di minori misure restrittive. Più è alto il livello di alessitimia, la difficoltà cioè di identificare i propri sentimenti e nel distinguere tra sensazioni emotive e fisiche, maggiori sono le probabilità di incorrere in episodi di fame emotiva. 

Se mangiare è diventato un automatismo e nel cibo riversiamo le nostre emozioni, non basta quindi conoscere le linee guida di una sana alimentazione, ma bisogna imparare ad instaurare un nuovo rapporto con il cibo.  Quali rimedi? 

Partecipare a un protocollo Mindful Eating (MB-EAT) si è dimostrato efficace nella gestione del rapporto con il cibo e nel promuovere una relazione più equilibrata con l’alimentazione. L’applicazione della mindfulness all’alimentazione mira a prendere contatto con i propri stati interni ed emozioni e ad operare scelte alimentari più consapevoli. Il protocollo, ideato da Jean L. Kristeller (1999), ha l’obiettivo di rompere il circolo vizioso che lega lo stress o una difficoltà a gestire le emozioni e il cibo. E’ stato quindi creato per quelle persone che hanno la tendenza a mangiare in modo inconsapevole quando sono sotto la spinta emotiva o in condizioni di stress, che hanno abitudini alimentari disordinate o che soffrono di sovrappeso o obesità, con un miglioramento del comportamento alimentare e la perdita di peso (Daubenmier et. al., 2011; Mason et. Al., 2016). 

Il corso, strutturato in incontri di gruppo a cadenza settimanale, prevede l’apprendimento di strumenti pratici, tecniche e modalità specifiche finalizzate a sviluppare un nuovo rapporto col cibo, non basato su divieti, programmi, restrizioni, ma su un’esplorazione genuina e curiosa, aperta e sincera, volta a recuperare un rapporto sereno, saggio e positivo con il cibo, con l’alimentazione e con il nostro corpo. Mangiare in modo consapevole vuol dire acquisire un nuovo e duraturo rapporto con il cibo, un’opportunità per imparare cosa e come mangiare. E’ un modo per imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo e capire la differenza che c’è tra un’attivazione che spinge a mangiare o a non mangiare dovuta allo stress, alla fame o alla sazietà. Ci aiuta a comprendere meglio le emozioni, a viverle in modo più funzionale al proprio benessere e a creare nuove modalità funzionali di interazione con il cibo (es. gestire gli attacchi di fame emotiva, gestire meglio l’onda emotiva e i pensieri disfunzionali legati all’assunzione del cibo).

 

Dott.ssa Francesca Giglio

 

C. Ceccetto, M. Aiello, C. Gentili, S. Ionta, S.A. Osimo (2021). Incresed emotional eating during COVID-19 associated with lockdown, psychological and social distress. Appetite. 160, 105122

Lilian Cheung, Thich Nhat Hanh (2010). Savor: Mindful Eating, Mindful Life. HarperCollins Editore

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