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Lunedì, 06 Maggio 2019 06:58

Prendere decisioni

Perché è importante saper decidere? Innanzitutto per avere maggior controllo sulla propria vita, per essere più indipendenti, per capire con maggior consapevolezza cosa è meglio per ciascuno di noi, per evitare di commettere errori banali, per essere più sicuri e, non per ultimo, per tradurre con efficacia i nostri propositi in azione.

Ogni giorno e continuamente ci troviamo nella condizione di dover assumere decisioni che ci consentono di affrontare diverse situazioni, dalle più banali (es: gli acquisti quotidiani) alle più rilevanti (es: la scelta di un partner o di un lavoro). Prendere una decisione richiede la valutazione di una notevole quantità di informazioni con lo scopo di generare delle alternative di scelta e quindi individuare le più opportune strategie di pensiero atte allo scopo. Decidere significa, dunque, pervenire ad un giudizio definitivo dopo avere valutato una serie di possibili opzioni ed alternative. Tale attività prevede due o più alternative descritte da varie caratteristiche, una qualche strategia in base alla quale effettuare una comparazione tra le alternative per poter scegliere la preferita; gli esiti di tale processo possono poi essere certi o incerti.

Il processo di ragionamento in cui consiste la presa di decisione può essere compiuto in modo ponderato o meno. Le scelte ponderate implicano – prima di giungere ad una decisione – una valutazione delle alternative, l’adozione di strategie deliberate basate su confronti ed ipotesi e la scelta di quella che meglio o più delle altre soddisfa i criteri di accettabilità. Le scelte automatiche sono tutte quelle in cui non viene effettuato alcun confronto esplicito tra le alternative. Tale procedura viene frequentemente utilizzata in situazioni già conosciute e precedentemente sperimentate, oppure in situazioni nelle quali il soggetto (decisore) agisce sotto pressione, ad esempio quando percepisce di disporre di poco tempo per effettuare la scelta.

In un’ottica cognitivista, ogni decisore agisce in funzione dei suoi schemi mentali preesistenti, i quali gli forniscono una visione “parziale”, e comunque filtrata, della realtà che lo circonda ed è egli stesso a costruire tale realtà attraverso le scelte che opera ed il senso che attribuisce loro attraverso il racconto.

Pertanto, invece di basare le decisioni su calcoli probabilistici, gli individui spesso prendono decisioni in base ai loro bias e in risposta a reazioni emotive che sono tutt’altro che razionali.

Grazie alle ricerche del neurologo Damasio, emozione e ragione vivono attualmente un rapporto nuovo, in quanto l’emozione contribuirebbe ai processi decisionali, di selezione, di orientamento, sulla base delle informazioni che abbiamo accumulato e tenuto a mente nel nostro percorso di vita

L’emozione gioca così un ruolo nell’intuizione come processo cognitivo, che in modo rapido e immediato ci conduce ad una conclusione, senza tuttavia fornirci la consapevolezza dei passaggi logici che hanno condotto ad essa.

Non che essi manchino; semplicemente, l’emozione è talmente veloce e diretta da lasciare in parte nascosta la conoscenza necessaria per prendere una decisione.

La qualità delle nostre intuizioni dipenderà, da come abbiamo classificato le situazioni, i fatti, le azioni della nostra esperienza passata, da come vi abbiamo collegato le emozioni provate e da come abbiamo evidenziato successi e fallimenti.

Chi vuole cavalcare il futuro e non subirlo passivamente e a proprie spese dovrà necessariamente imparare a pensare in un modo nuovo. Occorre cioè accettare il fatto che, non è possibile controllare tutto. La Prima Nobile Verità del Buddhismo è che la frustrazione tipica della condizione umana dipende dalla difficoltà che incontriamo nell’accettare che tutto intorno a noi è precario e transitorio.

Lehrer (2009) spiega che per fare la cosa giusta è necessario usare entrambe le parti della nostra mente (razionale ed emotiva); per troppo tempo infatti abbiamo trattato la natura umana come se potesse essere esclusivamente razionale oppure istintiva, come se gli uomini si basassero in maniera univoca sulla statistica oppure sull’istinto. Queste dicotomie non sono soltanto false ma altresì distruttive: i più recenti studi delle neuroscienze ed i più recenti esperimenti mostrano che la cognizione umana è il risultato sia di processi intuitivi che deliberati, i quali insieme concorrono alla rappresentazione del mondo e al modo in cui interagiamo con esso. Se a prevalere nel processo decisionale sia una modalità o l’altra dipende dalla natura del problema, dal momento della giornata, dal nostro umore e dalle nostre competenze ed esperienze.

Il motivo per cui le intuizioni sono “intelligenti” è che esse catturano la saggezza dell’evoluzione, spesso sanno più di quello che sappiamo noi. Ma non bisogna mai abbassare la guardia ed occorre controllare sempre le risposte automatiche e viscerali; insomma, per decidere correttamente le intuizioni devono “dialogare” con l’analisi razionale.

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